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quando un'ora di lezione può cambiare la tua vita: dalla conferenza di Massimo Recalcatii Amore per il sapere


Che cosa significa oggi amore per il sapere?
Per fortuna vi è ancora qualcuno che se lo chiede…
Torniamo con la mente al 19 gennaio 2018 presso l’Aula Magna Gaetano Salvatore del Policlinico di Napoli alla conferenza “Amore per il sapere” di Massimo Recalcati.
Lo psicoanalista massimo Recalcati incomincia il suo discorso con la seguente domanda: “Un’ora di lezione può forse cambiare la vita?”
Il primo pensiero che viene in merito è dunque, “non tutte le ore di lezione sono uguali”, Recalcati si domanda se dopo 30 min di lezione il docente non stia forse annoiando se stesso, e si chiede anche quale sia la sua postura, ogni maestro trasmette anche il suo proprio modo di essere e di apprezzare e spiegare la disciplina che insegna, oltre al contenuto; tutto ciò avviene all'interno dell’istituzione, perché se manca l’istituzione spiega, non vi è insegnamento.
Recalcati parla di due anime dell’” Istituzione Scolastica”: la prima è quella Dispositiva, individuata da Foucault, l’insegnamento passa attraverso l’autorità di ruolo, infatti la lingua di ogni scuola, non coincide mai con la lingua familiare/materna, l’Istituzione Dispositiva consente dunque l’esistenza del pensiero plurilinguistico, sebbene possa esservi al suo interno anche un livello mortifero nei suoi fantasmi burocratici.
La seconda anima dell’Istituzione scolastica è quella Emotiva definita da Recalcati come Esperienza della Luce, come esperienza riguarda l’apertura sui mondi e sulla vita, svelando qualcosa di impensato sinora per noi. È dunque molto importante la parola chiara del maestro, che diviene in questo modo potenza luminosa, e che chiude le porte alla violenza. Questa potenza luminosa è un’esperienza di liberazione, non soltanto intellettuale, bensì anche fisica, pulsionale, affettiva, del corpo, infatti, dice Recalcati: “Il sapere non è estraneo alla vita, ma tocca la vita”, ecco perché un sapere di un docente è degno, solamente se tocca la vita, i discenti devono chiederne “ancora”; dunque la parola ancora deve circolare, affinché ci sia insegnamento e sapere, Lacan parla di encore, quando le teste non crollano sui libri, non guardano il cellulare non vanno via e pensano “encore”, in realtà il vero sapere de-satura, non cementifica, non riempie, bensì fa nascere il desiderio di conoscere ancora, produce un vero e proprio desiderio di sapere. Allora cosa significa l’essere luce del maestro, luce non significa messa in trasparenza totale di un “testo”, anzi significa presentare quel “testo” come inesauribile ad ogni forma di interpretazione, che resiste alla luce e lascia coì un margine, con in-appropriabilità del “testo”, in pratica non c’è lettura che lo possa mai esaurire del tutto e questo rende “il testo” eternamente vivo; ecco perché va sempre preservato quindi il cono d’ombra della luce.
Recalcati si chiede. “Che cosa non abbiamo dimenticato del docente del sapere” e vi risponde: “Il suo stile di insegnamento”, dunque ecco che lo stile di insegnamento rivela un rapporto pulsionale, è la pedagogia quella delirante, che vuole sopprimere il corpo, non c’è infatti insegnamento senza la presenza del corpo, infatti vi è un vero e proprio rapporto erotico, che il maestro ha con il sapere. La parola non è un fluido che esce dal corpo, piuttosto possiede un corpo, ha il timbro erotico del corpo.
Allora l’insegnate deve essere un custode della mancanza di sapere, al fine di poter trasformare l’allievo in una coppa vuota, che si vuole riempire di sapere, l’insegnante del sapere dunque trasforma l’allievo in un agente desiderante del sapere, quest’ultimo diviene corpo erotico, si può quindi parlare di transustazione da sostanza liquida, fluida che esce dalla bocca a corpo desiderato, ad esempio un libro che viene trasformato in corpo, pulsa; acquista vita; ecco che siamo di fronte all'erotizzazione fondamentale del sapere. La formazione avviene per imprevisti.
Recalcati precisa, che in ambito clinico, il testo della malattia, non consiste nel disfunzionamento tipico della malattia, piuttosto sempre nel testo del soggetto, nella sua personale trama storica, si tratta della storia del soggetto e non della semplice storia del suo disfunzionamento; bisogna trasformare il corpo della malattia in trama storica, ecco perché bisogna fare attenzione alle diagnosi senza anamnesi; valorizzando il corpo storico del soggetto invece, la cura sarà particolareggiata.
Recalcati continua spiegando che la psicoanalisi deve onorare la parola del soggetto, e che la prima forma, per onorare la parola del soggetto è il silenzio. Il soggetto è infatti portatore di parole; ecco perché lo studio idi un caso clinico riaccende il desiderio, e come diceva Freud, dove la teoria ci abbandona, inizia il caso specifico, perché il caso ci sta insegnando qualcosa di nuovo. È necessario fare attenzione al maternage, ovvero il prendersi cura senza tenere conto della differenza fra curante e curato; anche in questo caso, è importante lasciare qualcosa nell’ombra, come diceva Heidegger, anche come antitesi all'onnipotenza narcisistica del terapeuta e del suo fantasma di salvare a tutti i costi il paziente, disattivare il fantasma di salvazione è spesso, in realtà, necessario, per far funzionare la cura. Il paziente è infatti portatore del suo sapere, ed in quanto portatore di sapere, va ascoltato, quindi quando l’analista interviene, non interviene con il suo di sapere, bensì col sapere dell’altro.
La formazione, come la clinica anche, allora è un’occasione, per venire in contatto col sapere dell’altro e con la sua luminosità ed il suo cono d’ombra.

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