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vino e psicologia

Hai mai sentito parlare di esperimenti di psicologia riguardanti il vino?

Effetto protettivo del vino sul cervello contro le malattie neurodegenerative:

E’ emerso che dosi moderate di vino sono in grado di prevenire l’indebolimento cerebrale, come sperimentato presso l’Istituto di Studi sul Vino di Bordeaux.

L’azione preventiva a questa ed altre affezioni sarebbe giustificata dalla presenza di zinco, elemento importante per il mantenimento ed il miglioramento della memoria.

Nel 1997 è stato dimostrato che il vino bianco previene o attenua il morbo di Alzheimer in misura dell’80%, in base ad uno studio su 3.777 soggetti che avevano superato di 65 anni d’età.

Sembra dunque che il vino prevenga lo sviluppo di malattie neurodegenerative e che l’azione di elementi combinati, tra cui il resveratrolo svolge un’azione potenziante della memoria.

Azioni antisettiche del vino:

Per individuare i primi esperimenti sulle azioni antisettiche del vino dobbiamo tornare fino al 1892, quando A. Pick mise del vino in acqua contenente i vibrioni del colera e, dopo 5 minuti, la miscela risultò perfettamente potabile.

Da allora le sperimentazioni del vino su virus e batteri continuarono, coinvolgendo i microrganismi del tifo, dissenteria e colibatteri.

L’azione è imputabile agli antociani, sostanze polifenoliche che si combinano con le proteine batteriche ostacolandone la riproduzione ed esercitando una azione antibatterica.

Questa caratteristica è riscontrabile soprattutto nei vini rossi, in particolare grazie al loro tipo di vinificazione con macerazione, ed in concomitanza ai primi 3-4 anni di vita, quando il vino conserva ancora un’alta percentuale di queste sostanze, che col tempo andranno svanendo precipitando.

Gli antociani sono fortemente presenti nelle bucce dell’uva a bacca rossa, tuttavia la loro assunzione diretta attraverso frutta non svolge la stessa proprietà, siccome “legati” nutrizionalmente dagli zuccheri.

Diverse altre sperimentazioni sui batteri sono state eseguite con altre sostanze contenute nel vino.

Azione antivirale del vino:

Nel 1977, in Canada, i medici hanno riscontrato una forte azione antivirale del vin brûlé dovuta soprattutto alla presenza dei tannini, motivo per il quale la ricetta di questo enolito non prevede l’uso di vino bianco.

La dimostrazione avvenne mettendo a contatto il virus della poliomielite con il vino rosso e riscontrandone una completa in attivazione dopo sole 4 ore. Jacques Masquelier (Natural products as medicinal agents, Hippokrat, Verlag, 1981).

Vino come medicina:

R. Paletti, direttore dell’Istituto di Farmacologia e Farmacoterapia all’università degli Studi di Milano, afferma che si può considerare il vino non una semplice bevanda, bensì un farmaco per le proprietà di prevenzione e di terapia che possiede.

Questa affermazione è talmente concreta che in Germania è stata presa praticamente alla lettera, sviluppando un vino da vendere in farmacia. 

“Il vino rafforza anche le difese organiche ed è uno strumento dietologico, sicuramente attivo nella lotta contro i tumori maligni” (L. Businco).

La sua azione antivirale può essere inserita anche nella lotta all’AIDS e nel settore tumorale. Grazie alla prevenzione degli agenti antiossidanti presenti nel vino rosso le formazioni cancerogene vengono efficacemente prevenute, come riporta anche il bollettino di “The American Cancer Society”.

Infine, attività antinfiammatoria è stata evidenziata anche da un’università di Chicago, in particolare ad opera del resveratrolo, componente chimico presente ad alte concentrazioni nel vino rosso.

Un esperimento eseguito su cellule umane in coltura, sia normali, sia tumorali, ha dimostrato un effetto citossico in quelle infette ed un effetto preventivo verso il DNA in quelle sane.

Non dobbiamo però dimenticare che anche il vino bianco ha effetti antibiotici grazie all’azione svolta dai leucoantociani, appartenenti alla famiglia dei polifenoli. Accompagnare infatti le ostriche con un vino bianco fornisce un ottimo scopo di protezione antibatterica.

 noltre, secondo lo studio scientifico, condotto dal Dipartimento di Anatomia dell’Università di Milano e da quello di Neuroscienze dell’Università di Pisa, è ormai provato che due sostanze naturali presenti nel vino bianco riescono a diminuire segnali infiammatori responsabili di malattie quali l’artrite reumatoide e l’osteoporosi: il tirosoloe l’acido caffeico (presenti anche nell’olio extravergine d’oliva).

Sono presenti in notevoli dosi nel vino bianco e riescono a modulare la qualità e la quantità di particolari segnali cellulari pro-infiammatori, detti citochine; l’effetto si ottiene unicamente a piccolissime dosi.

Quando invece tirosolo ed acido caffeico vengono utilizzati ad alti dosaggi, il loro effetto è nullo.
Nel XXV Congresso Mondiale della vite e del vino tenutosi a Parigi nel 2000, è emersa inoltre una capacità di riduzione dell’80% della replicazione del virus dell’Hiv a contatto col vino.

Esperimento di psicologia sociale sul vino:

Vino rosso-porpora: la natura divina del frutto della vite si riflette nel suo aspetto esteriore, nel suo colore rosso cupo, di fuoco e di sangue, secondo Michel Pastoureau, fra tutti i colori, il più misterioso, il più ambiguo e il più denso di valori simbolici è proprio il porpora: che è anche il meno facilmente definibile, situato in una gamma cromatica oscilla fra il rosso cupo, il violetto, l’azzurro profondo e il bruno-prugna.

La ricerca scientifica ha dimostrato che i sensi spesso si intrecciano fra loro e vi è la prova empirica che si gusta anche con gli occhi.

Ad esempio, colorando un vino con un colorante alimentare, come ad esempio il blu, si è visto che questo non solo influenza la vista, ma anche il sapore percepito.

Ad un gruppo (gruppo di controllo) veniva detto che il vino rosso era stato colorato di blu, mediante un colorante alimentare; ad un altro gruppo invece veniva detto che il colore blu era il risultato di un’uva pregiata.

I risultati dell’esperimento, mostrano che, entrambi i gruppi, influenzati dal colore blu tendono a sottovalutare la qualità del vino.

Studio dell’effetto del vino sul cervello:

“Si potrebbe in generale affermare che la felice combinazione che si ritrova nel vino delle sensazioni di colore, profumo, aroma e sapore, che si trasmette per via nervosa alla corteccia celebrale, provoca una piacevole reazione dei centri affettivi dell’encefalo che si irradia beneficamente in tutto l’essere” (E.A. Maury, Parigi, 1983).

In vino veritas:

In vino veritas, è un proverbio latino, dal significato letterale: «nel vino è la verità».

Il significato di questo proverbio è che quando una ha bevuto, ha i freni inibitori rilassati e può facilmente rivelare fatti e pensieri veritieri che da sobrio non direbbe mai. Come scrive Orazio, «che cosa non rivela l'ebbrezza? Essa mostra le cose nascoste», e altrove scrive che i re «torturano con il vino colui che essi non sanno se sia degno di amicizia».

Identità culturale e vino:

Per noi europei, il vino è il simbolo forte e primario delle radici della nostra stessa identità. (Prof. Cardini)

Il vino rappresenta il simbolo della rinnovata unione tra vita e pensiero, tra passione e ragione, tra vizio e virtù, misura e dismisura, in quella che vuole essere un’interpretazione della filosofia proprio a partire dall’amata bevanda che nell’accezione comune rappresenta forse il contraltare dell’amore per il sapere.

L’atteggiamento della filosofia e della cultura in generale nei confronti del vino è sempre stato ambivalente: il frutto fermentato della vite è considerato per un verso sacro, un vero e proprio “dono di-vino”, che però può trasformarsi, se non sapientemente amministrato, in una bevanda che può portare l’essere umano ad un profondo avvilimento.

Anche la grande civiltà babilonese conosceva la bevanda che da l’ebbrezza; è così anche in Giordania, Palestina ed Egitto, si sviluppò la coltivazione della vite. Il vino era ritenuto la bevanda delle feste all'insegna dell’euforia e dell’evasione.

Dall’Egitto il percorso del vino giunse fino alla civiltà greca, che dal Paese del Nilo trasse molte delle sue divinità, tra cui, la più importante e conosciuta rappresentante del binomio filosofia – vino: ne era totalmente consapevole Platone che vedeva nel vino, e più in generale, negli alcolici, la premessa per le più serie meditazioni filosofiche.

Definiva infatti il vino: “bevanda propizia al filosofare”.

Bere e filosofare dovevano procedere di pari passo, come se le riflessioni di natura filosofica potessero trarre, dalle sostanze contenute nel nettare di Dionisio, una più grande familiarità con il sacro.

Platone, nel suo dialogo intitolato “Simposio”, sembra avere come scopo quello di unire il binomio filosofia-vino attraverso le parole del suo maestro, Socrate, protagonista della conversazione. Il vino è dunque mezzo per portare alla luce la verità che ama nascondersi.

Platone infatti ritiene che per una società sana il più importante ingrediente sia proprio il banchettare e il bere il vino insieme. E lo stesso è per Aristotele: “…miele, vino, elleboro, fanno bene alla salute.” – Etica Nicomachea. -.

Naturalmente la misura è soggettiva e non se ne può dare una legge universalmente valida per tutti. Una misura individualizzata va costruita avendo alla base un’ottima conoscenza di se stessi e una profonda saggezza.

Maggiore è questa consapevolezza e più il piacere del vino sarà gustato e diventerà seducente ed inebriante.

La presa di coscienza della potenziale pericolosità del vino va letta come invito a modulare i piaceri poiché, solo un controllo misurato ed attento del piacere fa sì che l’uomo possa esserne detentore e non schiavo. Regolando intelligentemente il bere, se ne può cogliere il “gusto intatto” che è ciò che garantisce la possibilità di assaporare la reale bontà del vino.

Lo sa bene Penteo, lo sventurato re di Tebe dilaniato dalle sacerdotesse di Dioniso nelle Baccanti di Euripide; lo sa Orfeo, figlio della Tracia dalla cui terra nascono uve generose, anch’egli smembrato.
I greci usavano consumare un vino denso, forte, addizionato di resina, che veniva mischiato ad abbondante acqua in genere tiepida (in un rapporto tra vino e acqua di 1/4 o addirittura 1 /8).

La natura duplice del vino è segnalata anche dai suoi più fedeli ed entusiastici adepti, come il poeta Alceo, che dichiara che il dio lo concesse all’uomo per dimenticare gli affanni liberando la mente, denunzia il pericolo di lasciarsene incatenare, nell’antica Persia si diceva che il vino può evidenziare tutte le più segrete qualità di chi ne beve, le buone come le cattive.

Nel grande commento medievale al Genesi detto Bereshit Rabbà, compendio della più intensa sapienza ebraica, fu il demonio Shemadon a insegnar a Noè a piantare la vigna (anche se mise in guardia il patriarca contro l’abuso della bevanda che ne sarebbe scaturita), e il vino causò la dispersione del popolo eletto.

Torna anche qui, nella cultura ebraica non meno che nella greca, la potente allusione alla doppia natura del vino del vino.

Un’antica tradizione mediterranea e vicino-orientale, collega il vino sia alle feste agricole sia a solennità culturali legate alla fecondità e quindi ai defunti.

Liquido vitale, il vino veniva libato, cioè versato al suolo in onore dei defunti oppure serviva per spengere la pira sul quale i cadaveri erano stati cremati.

Nei Persiani, Eschilo attesta che il vino, con l’aggiunta di acqua, olio e miele, serviva a rinvigorire il morto nella sua dimora d’oltretomba; anche etruschi e romani associavano vino e libagione al culto funebre.

In una novella toscana del Quattrocento, presente nelle Facetie, protagonista delle quali è un noto personaggio dell’entourage di casa Medici, il Piovano Arlotto, si narra dell’anima di un defunto illustre, l’umanista Leonardo Bruni, cancelliere della Repubblica Fiorentina, che si presenta al sagace sacerdote assetato e affannato perché nessuno gli offre neppure un bicchiere di vino.

Vino e religione:

Bacco (Bacchus) è una divinità della religione romana, il suo nome lo si deve all'appellativo greco Βάκkχος (Bákkhos), con cui il dio greco Dioniso veniva indicato nel momento della possessione estatica. Pur essendo pressoché simili, le due divinità non vanno però confuse, una è infatti una divinità romana (Bacco) l'altra è una divinità greca (Dioniso). Dionisio, per il quale il vino è simbolo di infusione di “energia vitale” e da questo, secondo i miti, deriverebbe il termine vite.

Mito di Euripide su Dioniso: “Le Baccanti”: 

Dioniso, dio del vino, del teatro e del piacere fisico e mentale in genere, era nato dall'unione tra Zeus e Semele, donna mortale.

Tuttavia le sorelle della donna e il nipote Penteo (re di Tebe) per invidia sparsero la voce che Dioniso in realtà non era nato da Zeus, ma da una relazione tra Semele e un uomo mortale, e che la storia del rapporto con Zeus era solo uno stratagemma per mascherare l’adulterio.

In sostanza, quindi, essi negavano la natura divina di Dioniso, considerandolo un comune mortale. Nel prologo della tragedia, Dioniso afferma di essere sceso tra gli uomini per convincere tutta Tebe di essere un dio e non un uomo.

A tale scopo per prima cosa ha indotto un germe di follia in tutte le donne tebane, che sono dunque fuggite sul monte Citerone a celebrare riti in onore di Dioniso stesso (diventando quindi Baccanti, ossia donne che celebrano i riti di Bacco, altro nome di Dioniso).

Questo fatto però non convince Penteo: egli rifiuta strenuamente di riconoscere un dio in Dioniso, e lo considera solo una sorta di demone che ha ideato una trappola per adescare le donne. Il re di Tebe fa allora arrestare lo stesso Dioniso (che si lascia catturare volutamente) per imprigionarlo, il dio però scatena un terremoto che gli permette di liberarsi immediatamente.

Nel frattempo dal monte Citerone giungono notizie inquietanti: le donne che compiono i riti sono in grado di far sgorgare vino, latte e miele dalla roccia, e in un momento di furore dionisiaco si sono avventate su una mandria di mucche, squartandole vive con forza sovrumana.

Hanno poi invaso alcuni villaggi, devastando tutto, rapendo bambini e mettendo in fuga la popolazione. Dioniso, parlando con Penteo, riesce allora a convincerlo a mascherarsi da donna per poter spiare di nascosto le Baccanti. 

Una volta che i due sono giunti sul Citerone, però, il dio aizza le Baccanti contro Penteo. Esse sradicano l'albero sul quale il re si era nascosto, si avventano su di lui e lo fanno letteralmente a pezzi. Non solo, ma la prima ad infierire su Penteo, spezzandogli un braccio, è sua madre Agave. 

Questi fatti vengono narrati a Cadmo da un messaggero che è tornato a Tebe dopo aver assistito alla scena. Poco dopo arriva anche Agave, munita di un bastone sulla cui sommità è attaccata la testa di Penteo che lei, nel suo delirio di Baccante, crede essere una testa di leone. 

Cadmo, sconvolto di fronte a quello spettacolo, riesce pian piano a far rinsavire Agave, che infine si accorge con orrore di ciò che ha fatto.

A quel punto riappare Dioniso, che spiega di aver architettato questo piano per punire chi non credeva nella sua natura divina, e condanna Cadmo e Agave a essere esiliati in terre lontane. 

Con l'immagine di Cadmo e Agave che, commossi, si dicono addio, si conclude la vicenda. In Grecia, con lo svilupparsi del culto di Dionisio, il vino venne considerato “nettare degli dei”.

Dio del vino, della vendemmia, il suo culto (baccanale) arrivò nella penisola Italica nel II secolo a.C. Viene raffigurato spesso come un uomo col capo cinto di pampini, non magro né muscoloso ed ebbro, spesso in mano ha una coppa di vino o il tirso. I riti relativi comportavano vari disagi alla comunità. Proprio per questo, il senato romano proibì i riti della divinità, (186 a.C.), con il Senatoconsulto de Bacchanalibus.

Nell’Antico Testamento, in particolare nel libro della Genesi, si ricorda Noè come colui che diede inizio alla viticoltura e che per primo sperimentò su di sé, gli effetti del bere eccessivo.

Anche in questo contesto vi è un atteggiamento duplice nei confronti della bevanda: il frutto della vite è un dono sacro ma, di contro, può portare anche del male per l’uomo.

Per gli ebrei, un tralcio di vite enorme, portato a spalla, richiamava un famoso passo biblico in cui si descrivono le ricchezze della Terra Promessa (Numeri 13,23).

il Cristianesimo ha conferito al vino una dignità sacrale non paragonabile a quelle proprie di nessun altro sistema religioso.

Nel Cantico dei Cantici (7,9 – 10) si dice: “Mi siano i tuoi seni come i grappoli della vite, il profumo del tuo respiro come quello dei cedri e il tuo palato come ottimo vino  che scenda dritto alla mia bocca e fluisca sulle labbra e sui denti." 

Il primo miracolo, infatti, compiuto da Gesù, ha come protagonista il vino (le nozze di Cana).
E queste sono le parole che Gesù rivolse ai discepoli durante l’ultima cena: “… Io sono la vera Vite e il padre mio è il vignaiolo…Io sono la Vite e voi i tralci…” (Vangelo di S.Giovanni 15).

Il vino, nel Cristianesimo, ha importanza quale simbolo di un’altra realtà: simbolo di vita, di salvezza, e sangue di Cristo Redentore nell’eucarestia.

Le fonti cristiane citano il vino anche come elemento rappresentante la gioia di vivere.





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